QUANNO CE VOLE, CE VOLE…

29 marzo 2010

         bestemmia

Specialisti blasfemi, bestemmiatori per antonomasia, erano una volta i carrettieri, categoria oggi scomparsa, ma degnamente sostituita dai calciatori. I quali, caduti nelle ire della Lega Calcio, decisa a stroncare il deprecabile vizio, hanno pensato bene farsi difendere, nientepopodimenoché, dall’Associazione Mondiale, dico mondiale, dei calciatori professionisti, rivendicando il diritto, tanto di moda in questi tempi, di libertà d’opinione.

La tesi è, dunque, questa: la categoria deve già rinunciare alla libertà personale;
accettare sequestri di persona collettivi, come i ritiri; scordarsi una regolare attività sessuale, sacrificata in nome della concentrazione;
subire i processi sommari di questo o quel giornalista per il primo calo di rendimento vero o presunto;
vedersi regolarmente inseguiti e spiati durante i loro momenti di libertà, le minacce dei tifosi, i calci sugli stinchi, ecc…

Aggiungete che, con metodi da Santa Inquisizione, la Lega per debellare il malcostume fa sistematico ricorso a sordomuti giurati, esperti nella lettura labiale di immagini televisive di giocatori che possono avere, più o meno, motivo di imprecare contro la sfiga, utilizzando espressioni blasfeme.
Tutto ciò per il gusto sadico dei signori della Lega di affibbiare due o tre giornate di squalifica ai colpevoli di turno.

“Quanno ce vole, ce vole!”, diceva, autoassolvendosi, il curato di campagna, soggetto alla debolezza.“Libera bestemmia, in libero Stato!”, insiste nel dire l’Associazione Mondiale dei Calciatori Professionisti, e aggiunge:
“Che facciamo? Gli vogliamo pure togliere la parola a questi disgraziati? O devono fare tutti la fine del povero Chimenti che domenica scorsa, dopo aver beccato un gol da 40 metri da Cassano, ha, sì resistito all’impulso belluino di bestemmiare, per poi sfogarsi negli spogliatoi fratturandosi una mano contro la panchina?

Il dramma quotidiano di questa categoria è immane, specie se confrontata con quella di tanti fortunati operai che, senza lavorare, godono di laute casse integrazioni, o dei tanti precari che, in attesa di un impiego, possono concedersi il lusso di dormire fino a mezzogiorno.

L’Associazione Mondiale dovrebbe valutare queste grosse discrepanze, riaffermare quei valori che attengono al rispetto e all’educazione e non intervenire sui fatti che l’infrangono, in considerazione della risonanza che ha il calcio sui giovani che lo praticano e che lo seguono, se così non fosse sarebbe più utile chiuderla, ma non sarebbe una gran perdita per l’umanità. Siamo soffocati da enti inutili e non abbiamo bisogno di importarne altri.

Terni, 27 marzo 2010
Ing.Giocondo Talamonti


ARRIVA LA SCOSSA….. – In uscita il numero 3 del periodico del Gruppo Consiliare della Lista Comunista

25 marzo 2010

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E’ uscito il n.3 de “La Scossa”, periodico del Gruppo Consiliare della Lista Comunista.

In esso vengono riportate le notizie di maggior interesse per i lavoratori e per i cittadini in genere.La redazione propone, di volta in volta, temi di carattere occupazionale, intervistando le parti e i personaggi coinvolti nelle vicende di rilievo.

In prima pagina, si tratta la situazione creatasi a seguito della decisione della proprietà della Basell di interrompere le attività produttive a Terni e delle prospettive che si presentano per i 130 dipendenti della multinazionale.

A pagina 2 vengono sottoposte alcune domande al Vice-Sindaco, Libero Paci, mentre in quella successiva si affronta il tema della Formazione professionale.
Chiude il periodico un’intervista all’Assessore Damiano Stufara.

Chiunque può richiederne copia alla redazione (giocondo.talamontiemail.it).
La stessa sarà spedita via e-mail gratuitamente.

Terni, 24.03.2010
Giocondo Talamonti


Terni : Crisi e lo sviluppo economico della Città

23 marzo 2010

                               crisi

Al Sindaco del Comune di Terni
Atto di indirizzo:integrazione all’atto di indirizzo sulla crisi e lo sviluppo economico della Città.

Premesso che è abbastanza scontato che le prospettive di una ripresa occupazionale, sono ancora lontane, per cui la città resta in viva fibrillazione.

Tenuto conto dell’atto d’indirizzo presentato il 12 ottobre 2009 dal Gruppo RC/CI e dell’atto di indirizzo votato, nel dispositivo, all’unanimità dal Consiglio comunale il 15 marzo 2010.

Considerato che il risveglio del mercato del lavoro, sostenuto a livello nazionale, regionale e locale, si fonda su dati che solo apparentemente lo fanno apparire in recupero, perché rapportati ad una fase di riferimento negativa.

Tenuto conto che anche le dichiarazioni di Antonio Campanile, Presidente di Confindustria di Perugia, ricalcano lo stesso metodo adottato, da un anno a questa parte, dal governo: prima negando l’esistenza della crisi, poi dichiarandone il superamento con teorie propagandistiche.

Preso atto che, nella realtà , fino ad ora sono stati i lavoratori a pagare la crisi e, fra essi, i precari a subire il danno maggiore.

Osservato che gli strumenti di ammortizzazione sociale hanno inciso solo in parte nella riduzione degli effetti tragici della crisi occupazionale escludendo chi già si trovava a lavorare senza alcuna sicurezza di continuità.

Preso atto che alcuni settori produttivi locali come il chimico, la meccanica, ma anche il commercio e l’artigianato soffrono il blocco economico, quale effetto del contenimento del mercato.

Valutato che non è più tempo di stare con le mani in mano ad aspettare che la crisi passi: troppe sarebbero le vittime.

Stimato che occorre riesaminare il lavoro nelle sue componenti economiche e sociali, organizzative e programmatiche. In una parola, al lavoro come ‘sistema’ per assicurare non solo la continuità agli occupati, ma garantire l’apporto qualificato agli imprenditori e il sostegno all’intera economia territoriale.

Per essere più chiari, bisogna partire da elementi di fatto che danno un quadro della reale situazione in cui l’economia si dibatte: solo il 4.4% dei laureati viene assorbito dal mondo del lavoro nell’industria e nel terziario. L’anomalia, tanto più evidente quanto più ci si raffronta con le economie più evolute, si può spiegare sia con l’interpretazione vetusta del concetto di imprenditoria legata ancora a figure di datori di lavoro ignoranti e danarosi, sia con lo scarso ricorso alla ricerca, vista come una spesa superflua per chi ha sguardi limitati;la filiera ‘scuola-università-ricerca-impresa’ ha interruzioni paurose che non ci si è preoccupati di riparare. E’ un po’ un acquedotto con migliaia di perdite e con l’effetto di far costare troppo il prodotto trasportato. Quando questo assumerà un peso insostenibile ci si accorgerà dell’errore del mancato intervento. In tale filiera l’innovazione non riesce a trovare posto, la distanza fra una postazione e l’altra è enormemente maggiore di quanto sarebbe lecito attendersi. Tempi dilatati e conduzione padronale dell’azienda stanno, dunque, all’origine di una inefficace crescita organica; il mercato nato dalla globalizzazione ha totalmente bocciato percorsi produttivi fra aziende di settore, parimenti impegnate, che non sanno dialogare e programmare fra loro la filiera realizzativa . Ciò significa che nella produzione di un oggetto che richiede, nella componentistica, il supporto di più industrie, tutte le aziende coinvolte rischiano di soffrire l’eventuale crisi di una di esse, con grave, consequenziale, danno occupazionale.

Quale soluzione, dunque? E’ auspicabile che le imprese si organizzino in rete, che abbiano coscienza e conoscenza innovativa, che scambino informazioni tese al miglioramento, che sviluppino la ricerca, che si affidino ai centri universitari vicini per il supporto tecnologico, che ricorrano più spesso alla collaborazione di laureati, che tengano costante attenzione alle variazioni di mercato e dispongano di personale in grado di valutare gli effetti dei cambiamenti in atto.

L’alternativa è la precarietà non solo occupazionale, fenomeno che assilla particolarmente i nostri giovani, ma anche quella di idee e di progetti a lungo termine da parte degli imprenditori, con effetti tragici sugli investimenti o sulle capacità di adattamento delle aziende a nuove esigenze di mercato.

A questo proposito, uno degli aspetti che si legano al dramma della perdita di lavoro è la necessità di riconversione delle conoscenze dell’ex-dipendente, o semplicemente l’aggiornamento o l’ampliamento dei saperi professionali, affidato a strutture extra-scolastiche, meno inclini, per necessità e vocazione, a dotare il disoccupato delle nuove armi conoscitive di cui necessita per accedere a nuove occupazioni. In materia si assiste, invece, all’asfissia dei Centri Territoriali (poco onerosi e più qualificati), a vantaggio di decine e decine di agenzie formative private, senza trascorsi e senza bagagli culturali.

Il mercato del lavoro penalizza, oggi, i giovani, non riconoscendo loro la stabilità, obbligandoli al cambiamento continuo dell’occupazione, finendo così per non approfondire le opportune conoscenze in un unico settore. Peggio ancora, a soffrirne è il lavoro femminile, tutelato solo parzialmente dalle leggi sulla maternità e dagli abusi delle norme a protezione della donna in ambito famigliare.

L’obiettivo comune è quello di mettere il lavoratore al centro dell’universo-lavoro e concepirlo non come un beneficiato del sistema economico, ma come suo artefice.La visione di armonizzare le risorse disponibili e rivolgerle al soddisfacimento dei bisogni del lavoratore deve essere alla base di scelte e programmi politico-istituzionali.

Fin quando “occupare” qualcuno costituirà un problema, fin quando assicurargli la continuità del lavoro sarà considerata un’impresa immane, fin quando si dovrà ricorrere a scorciatoie per vedere esercitato un diritto, significa che molto resta ancora da fare non solo al politico e all’educatore, ma al cittadino comune che vede calpestata la dignità che gli spetta.

In questa difficoltà contingente, è gravissima, poi, la situazione dei giovani in cerca di primo impiego, costretti spesso a vagare dal sud al nord e perfino all’estero. I dati di emigrazione intellettuale sono preoccupanti, non solo perché privano il territorio di origine delle potenzialità di sviluppo ma soprattutto perché, in pratica, si nega ad una intera generazione, il diritto fondamentale di progettare un futuro certo, il diritto di sapere come costruire la propria vita, di avere una casa, di avere dei figli, di garantirsi una vita normale. In fondo il compito della politica dovrebbe esplicarsi, in primis, nel creare quelle condizioni che permettano alle persone di aspirare ad una vita normale. Un diritto che viene prima di tanti altri.

Ma accanto ai problemi economici, che contrariamente alle previsioni del governo, secondo la Confindustria perdureranno per almeno altri 4 anni, si assiste, non so quanti se ne rendono conto purtroppo, ad un degrado morale e di costume che sinceramente peggiora di giorno in giorno, è una specie di imbarbarimento del nostro Paese che è fondato su categorie come la paura, la cattiveria, la mancanza di senso civico e di rispetto della legalità. Per invertire una siffatta situazione occorre agire sul compito educazionale della scuola e rivedere, in un’ottica nuova, i modelli formativi che attualmente si stanno proponendo.

Un esempio concreto: nella formulazione più recente, l’ultimo anno della scuola dell’obbligo si può assolvere nella formazione professionale. In contro tendenza ai Paesi industrializzati che elevano l’età dell’ obbligo scolastico, il nostro, di fatto, lo riduce. In generale la scuola non deve offrire, come negli anni ’50, lo strumento per imparare un mestiere (Hai imparato a fare il falegname e farai il falegname tutta la vita). Con la tecnologia che cambia ogni sei mesi, il mestiere che ti hanno insegnato non serve più, perché la scienza e la tecnica vanno avanti in un regime vorticoso! Allora la scuola cosa deve dare? Deve dare il senso critico, deve dare elasticità mentale, deve dare cultura e capacità di potersi adeguare ai cambiamenti. Cultura e sapere, devono davvero diventare il nuovo cavallo di battaglia su cui contare per sperare di uscire da altre e più difficili crisi.

Basta rivolgere lo sguardo ad un recente passato: il mitico nord-est d’Italia, Veneto in particolare, ha rappresentato per decenni il motore dell’economia. Il modello qual’era? Il modello era: massima occupazione, ma contemporaneamente la più bassa scolarizzazione d’Italia. All’uscita dalla scuola dell’obbligo, c’era subito il lavoro, si entrava come apprendista o operaio con l’idea di poter fare un domani il piccolo padroncino di se stesso. La piccola impresa si è diffusa nel territorio ed ha funzionato per 10 o 15 anni. Ma poi è successo che molti imprenditori, avendo a che fare con una mano d’opera dequalificata, perché scarsamente scolarizzata, hanno pensato di delocarizzare la loro attività in quei paesi dove la stessa mano d’opera dequalificata era disponibile ad un costo ridotto a 1/3 o a 1/5 di quanto si pagava in Veneto.

Quel modello di piena occupazione e scarsissima scolarizzazione si è rivelato scatenante della crisi economica di quella regione. In un sistema sempre più globalizzato c’è un’unica maniera per essere competitivi e ed è quello di produrre meglio degli altri. In Italia e più in generale in occidente non potremmo mai competere, con l’oriente, sul costo del lavoro, noi potremo essere competitivi se saremo in grado di produrre cose migliori degli altri. E ciò è possibile se la manodopera è migliore, e se si è sul mercato con l’innovazione tecnologica. C’è un dato di cui nessuno parla: l’Italia che ne vantava il primato è crollata nella graduatoria dei brevetti mondiali. L’idea di investire sull’intelligenza sulla creatività, sulla fantasia, non c’è più.

Il nostro modello di società, ora che le distanze fisiche sono state annullate dal Web, dovrebbe essere completamente diverso da quello attuale, un modello che dovrebbe puntare su una società del sapere e sulla ricerca. Ma bisogna che lo Stato, perché solo lo Stato può fare questa cosa, investa risorse nella ricerca scientifica, e nella società del sapere (esattamente l’opposto di quanto sta facendo il Governo).

Occorre innalzare l’obbligo scolastico a 18 anni perché non servono ragazzi di 16 anni da impiegare nei lavori manuali, occorre investire sull’intelligenza, e contemporaneamente in una società che sappia scegliere linee di sviluppo economico diverse da quelle odierne.

Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco a

Mettere in atto tutte quelle iniziative in grado di garantire la piena occupazione dei lavoratori in stato di mobilità,

Favorire l’inserimento dei giovani e delle donne nel mondo del lavoro per offrire loro speranze nel futuro:

Sostenere, come soluzione di prospettiva, l’educazione permanente degli adulti, la formazione continua, le iniziative educazionali

Farsi interprete delle esigenze di cambiamento dell’attuale modello di società.

Terni, 22 marzo 2010
Il Presidente del Gruppo RC/CI
Giocondo Talamonti
Luzio Luzzi


Vigilanza su tentativi e infiltrazioni mafiose nel tessuto sociale del territorio Ternano

18 marzo 2010

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Mozione: “Impegno del Sindaco e della Giunta ad aumentare la vigilanza nei confronti di tentativi e infiltrazioni mafiose nel tessuto sociale del territorio”

Premesso che allarmanti notizie, diffuse dalla stampa locale, fanno riferimento ad infiltrazioni mafiose in attività commerciali e acquisizioni immobiliari nel nostro territorio, suscitando apprensione fra la popolazione;

considerato che le attività illegali costituiscono un notevole danno per l’equilibrio di un’economia abituata da sempre al rispetto della libera concorrenza;

costatato che infiltrazioni illegali si stanno verificando in tutte le realtà del territorio nazionale con grave rischio per i parametri economici locali;

avvertita la necessità di inviare una risposta decisa contro il propagarsi di ogni intervento contrario alle leggi del libero commercio;

tenuto conto che esiste il timore di una realtà al momento sconosciuta potenzialmente assoggettata alle “leggi” dell’illegalità;

accertato che il silenzio delle Istituzioni possa involontariamente rappresentare un alleato di chi concepisce l’illegalità come unica forma di confrontarsi con la società degli onesti;

il GRUPPO CONSILIARE DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA E COMUNISTI ITALIANIIMPEGNAIl Sindaco e la Giunta consiliare a:

- Sensibilizzare la pubblica opinione sui pericoli connessi ad atti di mafia;
- Contattare gli Istituti scolastici della città per concordare interventi di sensibilizzazione dei giovani nei confronti di ogni forma di illegalità;
- Stabilire con le forze di polizia, carabinieri, finanza, municipale, strategie di intervento per combattere ogni eventuale tentativo di insediamento nel territorio di investitori sospetti di appartenere a strutture malavitose;
- Monitorare sistematicamente il territorio e studiare i dati acquisiti, relazionandoli con regolarità temporale alla popolazione.

Il Presidente Gruppo RC/CI
Giocondo Talamonti


Tutti vicino ai lavoratori della Basell…

15 marzo 2010

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La mobilitazione di tutte le forze politiche e sindacali della città contro la decisione provocatoria della Basell di chiudere lo stabilimento, ha per il momento prodotto l’effetto di sospendere ogni determinazione in merito.

Il congelamento non può soddisfare nessuno se non è anticipatore di un progetto alternativo che assicuri ai dipendenti e alle loro famiglie la continuità del rapporto occupazionale.

I quindici giorni che seguiranno, a far data da oggi, dovranno servire ad individuare linee programmatiche occupazionali che evitino i già gravi disagi che la realtà locale subisce per gli effetti della depressione produttiva nella quasi totalità dei settori industriali.

Il Gruppo consiliare RC-CI darà, tutto intero, il suo incondizionato appoggio alla causa dei lavoratori investiti nella triste vicenda in questione, ancora più amara se relazionata al fatto che la decisione della Basell di interrompere la produzione si scontra con l’evidenza di bilanci estremamente positivi.
Il sostegno ai dipendenti sarà concretizzato attraverso ogni forma di lotta possibile, senza nulla trascurare, partecipando ad ogni incontro sul tema e promuovendo tutte le iniziative necessarie a salvaguardare la professionalità e le prospettive del Polo Chimico ternano, nella consapevolezza che il cedimento del Polo Chimico potrebbe comportare un effetto a valanga su altre realtà produttive del territorio.

Capogruppo RC/CI
Giocondo Talamonti


Mai abbassare la guardia…

15 marzo 2010

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177 morti, 177.228 infortuni, 4430 invalidi (dati del 3.3.2010 presi dal roller di Telegalileo) e la catena non si ferma nonostante che la Sicurezza sia diventata un problema sociale che investe non solo gli addetti ai lavori, ma ogni cittadino che considera questo dramma una priorità.

Alla scuola spetta il compito di sensibilizzare e formare i giovani a comportamenti corretti e responsabili facendo loro acquisire la cultura della prevenzione.

Il lavoro in nero o irregolare è in continuo aumento. Questo atteggiamento pericoloso va arrestato e per questo occorre trovare incentivi per quelle imprese che rispettano le leggi vigenti in materia di sicurezza a tutela della salute e incolumità dei propri dipendenti.

Aprire un’impresa edile è semplicissimo, basta andare alla Camera di Commercio e iscriversi, senza vincoli per svolgere una attività ad alto rischio di infortuni.
Non è sufficiente predisporre un piano di valutazione o piani di sicurezza per svolgere un lavoro che richiede preparazione, concentrazione e monitoraggio continuo delle esposizioni ai rischi. Occorre puntare, invece, su un modo nuovo di operare, investendo sulla cultura e sul controllo delle imprese.
Tutti siamo chiamati a vigilare affinché l’elenco degli infortuni, degli invalidi e dei morti sul lavoro diminuisca drasticamente. Mai abbassare la guardia.

Giocondo Talamonti


Pari opportunità – basta una legge?

10 marzo 2010

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E’stato Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 2010, il Decreto Legislativo 25 gennaio 2010, n. 5 attuativo della Direttiva CE/54/2006, (Modifica il D.Lgs. 151/2001) riguardante l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego.

Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso un principio di uguaglianza in ambito professionale fra i due sessi, ma bastano le leggi a colmare il gap ancora esistente?

E’ un problema di cultura che richiede un salto di qualità, per assicurare alle donne una più incisiva presenza nella vita economica, sociale e culturale e per garantire al nostro paese il loro insostituibile e prezioso contributo.
Occorre fare di più per ribadire con forza l’impegno di tutti contro ogni forma di discriminazione sociale, per salvaguardare le donne da insicurezze nel posto di lavoro, per fare rispettare i loro diritti sia in fase di gravidanza, sia per l’assistenza agli infermi e agli anziani della famiglia etc..

Molto ancora deve essere fatto perché il principio di pari opportunità non sia solo un progetto, ma un’applicazione scontata in tutti i campi, lavoro compreso. A ciascuno di noi si chiede di più…

Giocondo Talamonti


Comune di Terni – Il Patto per il territorio

8 marzo 2010

                                             Terni

Per quanto sia triste assistere a una fabbrica che chiude o minaccia di chiudere, la Basell non sarà l’ultima industria a mettere a rischio l’economia di decine e decine di famiglie, a far riflettere le organizzazioni sindacali, a preoccupare i politici, a porre interrogativi circa l’entusiasmo con cui gli enti locali salutano, ogni volta, la presenza di questa e di tante altre multinazionali come una conquista dell’offerta territoriale.

Il Gruppo Rifondazione Comunista /Comunisti Italiani non ci sta a subire supinamente i soprusi e starà a fianco dei lavoratori per sostenere tutte le forme di lotta in qualsiasi ambito rappresentate. Ma una riflessione va fatta: l’inatteso abbandono, vista la peculiarità della decisione contrastante con un bilancio attivo per milioni di euro, indica che la metodologia di accoglienza finora adottata dalle amministrazioni locali non è sufficiente a garantire la permanenza dell’impresa straniera né, a quanto pare, ad assicurare la continuità occupazionale. Qual è, dunque, l’anello debole? Purtroppo non si tratta di uno solo.

Il Patto per il Territorio, ancora lontano dalla sua attuazione, ha previsto le debolezze del sistema e suggerito gli interventi riparatori. Per opportunità di sintesi, i punti salienti possono essere indicati fra questi: infrastrutture, programma energetico, università.

In questa sede, senza voler sminuire l’impatto che il primo e il secondo argomento hanno sull’appetibilità d’insediamento di un’impresa nel territorio e in considerazione del fatto che la realizzazione comporta enormi investimenti, si vuole sollecitare la concretizzazione di una sinergia che non solo non richiede progetti finanziari folli, ma che realmente non costa niente.

Il connubio fra imprese e università dovrebbe essere, sulla carta, il più naturale possibile, il più scontato, il più auspicabile, perché produttore di interscambi tecnologici e scientifici parimenti interessanti per la realtà imprenditoriale e per quella della ricerca.

Cominciamo da qui; senza dimenticare di affrettarci per dare risposta alle altre.

Giocondo Talamonti


La BASELL non deve chiudere!!!

6 marzo 2010

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La Basell  non può chiudere. La situazione è drammatica e per questo occorre intervenire con efficacia. Servono unità e proposte immediate per difendere il lavoro e scongiurare i licenziamenti. Ora è il momento di stringerci attorno agli operai del settore chimico senza se e senza ma. In gioco c’è il futuro dei nostri figli. Insieme si lotta, io il 5 marzo c’ero…

Giocondo Talamonti


Situazione BASELL – A terra restano 130 famiglie…

28 febbraio 2010

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L’idea che una fabbrica chiuda perché incapace di fare utili è una realtà triste, ma accettabile in una logica di economia di mercato. Smettere di produrre in presenza di bilanci attivi, è inconcepibile e offensivo.

Stiamo parlando, com’è evidente, della Basell, la cui proprietà può avere anche il diritto di auto castrarsi e rinunciare a ricchi utili, ma altrettanto legittima è la rabbia degli operai che hanno dato il loro contributo di professionalità per renderla competitiva. La decisione presa dalla Basell di chiudere i battenti pone interrogativi nuovi, mai affrontati in precedenza, sia di natura politica che sindacale.

 

Salta innanzitutto un binomio ritenuto inscindibile fra l’impegno delle maestranze e la redditività aziendale.

Ciò significa che qualcosa di sbagliato nei rapporti fra multinazionali e territorio c’è e che bisogna correre ai ripari per evitare che un’incongruenza macroscopica, come quella che coinvolge 130 dipendenti da una parte e la proprietà della Basell dall’altra, possa in futuro ripetersi.

 

Il polo chimico di Terni rappresenta una sicurezza per gli investitori del settore, grazie all’alto livello di specializzazione di tecnici e operai e alla maturità della classe operaia, consapevole dei doveri che la riguardano, prima dei diritti.

 

Dover prendere atto che tali attenzioni non servano, impone analisi che si rivolgano alla politica, al sindacato, alle capacità relazionali fra enti locali e multinazionali.

 

Queste non possono godere di benefici incondizionati, né, tantomeno, della libertà di decidere di abbandonare attività e territorio con la facilità di un commerciante ambulante, che se ne va dopo aver incassato i suoi utili. A terra restano 130 famiglie, private di fonte di reddito, incolpevoli ma punite per aver fatto guadagnare milioni alla Basell in ogni anno della sua presenza nella città.

 

Il Gruppo consiliare RC e CI del Comune di Terni non si limiterà a esprimere una solidarietà di circostanza, ma pur restando a fianco dei lavoratori in occasione delle forme di protesta che verranno adottate per sensibilizzare l’Azienda, si attiverà per promuovere incontri con le forze sociali, con gli enti locali e con la regione e il governo nazionale con l’obiettivo di adottare misure utili a evitare che si possano ripetere simili soprusi nel futuro.

 

Il capogruppo RC/CI – Giocondo Talamonti